Santa Palomba, il “prezzo raddoppiato” che fa tremare Roma: l’inchiesta svela il sistema dietro i rifiuti
La vicenda dei terreni di Santa Palomba compie un salto di qualità: da semplice verifica contabile a indagine penale per truffa ai danni dello Stato. Al centro del fascicolo della Procura di Roma, coordinato dai pm capitolini, ci sono l’ex presidente di AMA Daniele Pace e il tecnico incaricato della stima dell’area.
L’indagine nasce dopo anni di segnalazioni giornalistiche e approfondimenti, tra cui quelli pubblicati da Etruria News, Il Fatto Quotidiano e la trasmissione Report, che avevano già acceso i riflettori su anomalie nella compravendita.
Il dato chiave: un prezzo che raddoppia in pochi mesi
Il nodo centrale è economico, e i numeri sono difficili da ignorare:
- Agosto 2022: preliminare di vendita attorno ai 4 milioni di euro
- Novembre 2022: acquisto da parte di AMA per circa 7,46 milioni
Una forbice che ha attirato anche l’attenzione della Corte dei Conti, che parla di possibile danno erariale tra i 3 e i 4 milioni.
Secondo altre ricostruzioni, il terreno sarebbe stato pagato “quasi il doppio” del valore stimato, con esborsi attorno ai 7,5 milioni rispetto a circa 4 milioni preventivabili
La frase che pesa: “Sapevamo che il prezzo fosse più basso”
Tra gli elementi più delicati emersi nell’inchiesta c’è una dichiarazione attribuita all’ex presidente AMA Daniele Pace:
“Sì, lo sapevamo… sapevamo che il prezzo fosse più basso”
Una frase che, se confermata nelle sedi giudiziarie, potrebbe rappresentare uno snodo decisivo per gli inquirenti nella ricostruzione delle responsabilità.
La difesa di AMA: “Procedura regolare”
Di segno opposto la posizione della municipalizzata. AMA sostiene che l’acquisto sia avvenuto attraverso procedure pubbliche regolari e con una verifica di congruità affidata a una società esterna. Secondo l’azienda, il prezzo sarebbe rimasto coerente con le condizioni iniziali e giustificato dalle caratteristiche strategiche dell’area destinata al termovalorizzatore.
Il sospetto più pesante: un meccanismo per gonfiare i prezzi
La magistratura contabile ipotizza un quadro più complesso: non un semplice errore, ma un possibile disegno volto ad aumentare artificialmente il prezzo del terreno. In alcune ricostruzioni si parla di accordi tra soggetti privati e passaggi economici ritenuti “non dovuti”, che avrebbero contribuito a far lievitare il valore finale dell’operazione
L’ombra del “sistema Tosini” sulla gestione rifiuti
Il caso Santa Palomba non sarebbe isolato. Secondo quanto riportato da Etruria News, l’indagine si inserisce in un contesto più ampio legato al cosiddetto “sistema Tosini”, già emerso in precedenti inchieste sulla gestione dei rifiuti nel Lazio. Le indagini passate avevano evidenziato un modello in cui i flussi di rifiuti venivano orientati verso specifici impianti privati, spesso in condizioni critiche o in deroga, con il sospetto di favorire interessi particolari
Non solo numeri: qui si gioca la credibilità delle istituzioni
Il punto, oggi, non è solo stabilire quanto vale un terreno. È capire se e come vengono spesi soldi pubblici in un progetto strategico per la Capitale. La costruzione del termovalorizzatore – impianto destinato a trattare centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti – passa anche da questa operazione. E quando il sospetto è di aver pagato troppo, la questione diventa inevitabilmente politica oltre che giudiziaria.
L’indagine è ancora in corso e le responsabilità restano da accertare.
Ma una cosa è già chiara: Santa Palomba non è più solo un progetto industriale. È diventata il punto in cui si misura la trasparenza – o le opacità – della gestione dei rifiuti nella Capitale. Perché qui non si discute solo di una perizia o di una cifra contestata. Qui si gioca un principio: se il denaro pubblico può essere speso senza che nessuno risponda delle scelte fatte.
E se davvero qualcuno sapeva – come emerge dagli atti – che quel terreno valeva meno, allora non siamo davanti a un errore. Siamo davanti a qualcosa che Roma non può più permettersi di ignorare.
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