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Traffico di rifiuti, il caso Italia-Bulgaria non è un’eccezione

L’ultima operazione dei carabinieri si è svolta qualche giorno fa e ha coinvolto un sodalizio criminale accusato di aver organizzato spedizioni e smaltimenti illegali di rifiuti speciali, ottenendo un profitto attraverso la violazione delle norme ambientali. Il traffico di rifiuti riguarda la tratta Italia- Bulgaria e vede protagoniste le città di Brindisi, Bari, Salerno e Sofia.

 

Traffico di rifiuti, il caso Italia- Bulgaria: 14 indagati

Secondo quanto è stato pubblicato sul sito dei carabinieri, l’operazione ha coinvolto il Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli, insieme ai Comandi Provinciali competenti. A gennaio 2024 è stata avviata l’indagine che, dopo mesi di analisi e ricerche, ha scoperto una rete criminale impegnata nel traffico illecito di rifiuti con l’aggravante della transnazionalità, alla spedizione illecita di rifiuti e alla gestione illecita di rifiuti. I rifiuti provenivano dalla Bulgaria, Grecia e provincia di Brindisi.

 

Nello specifico sono 14 le persone indagate tra cui autisti, organizzatori dei trasporti, intermediari e gestori delle società coinvolte.

 

Perché il traffico di rifiuti continua ad esistere

Il caso Italia-Bulgaria non è un’eccezione. Il tasso di criminalità nel settore dei rifiuti continua a crescere nel nostro Paese, diventando un pericolo soprattutto per l’ambiente e la salute pubblica.

 

Questo fenomeno è ormai un vero e proprio business. Secondo un rapporto congiunto nel Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) e dell’Interpol, relativo al traffico e smaltimento illegale di rifiuti elettronici (e-waste), il fatturato annuo si aggira tra i 12,5 e 18,8 miliardi di dollari. Ciò si verifica a causa della carenza di controlli adeguati.

 

Da anni sono in corso operazioni per contrastare questa illegalità, ma con risultati ancora limitati. Attualmente è attivo il RENTRI (Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti), un nuovo sistema, gestito dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che mira a digitalizzare il monitoraggio dei flussi di rifiuti con l’obiettivo di ridurre la manipolazione dei documenti relativi al trasporto e allo smaltimento.

Perché si tratta di un’emergenza ambientale e di salute

Il traffico illecito di rifiuti provoca danni significativi all’ambiente e alla salute pubblica: i materiali vengono bruciati in aree non controllate, rilasciando sostanze tossiche che contaminano aria, suolo e falde acquifere.

 

Per contrastare questo fenomeno, tutti noi possiamo fare la differenza segnalando attività sospette alle autorità; adottando comportamenti responsabili nella gestione dei rifiuti; favorendo aziende e servizi che adottano processi di smaltimento certificati e sostenibili.

 

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