Fondi, tensioni sugli appalti rifiuti: opposizione porta il caso all’ANAC e apre il dibattito su gare, proroghe e gestione del servizio
A Fondi si accende il confronto politico sulla gestione del servizio di igiene urbana. Un gruppo di consiglieri comunali di opposizione ha trasmesso una segnalazione formale all’Autorità Nazionale Anticorruzione, chiedendo verifiche sulle procedure adottate dall’ente nell’affidamento dell’appalto per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti.
Non una denuncia penale, ma una richiesta di controllo sulla correttezza amministrativa delle scelte compiute. Al centro dell’attenzione finiscono le proroghe contrattuali che hanno esteso la durata del servizio oltre le scadenze originarie, la tempistica delle procedure di gara e il ricorso a supporti tecnici esterni per la predisposizione degli atti.
Ma c’è un elemento tecnico che pesa più di altri: all’interno di questi appalti rientra anche la gestione dei rifiuti urbani indifferenziati, la frazione più onerosa e complessa del ciclo. Parliamo dei conferimenti identificati con il codice EER 20.03.01, ossia i rifiuti urbani non differenziati. È la parte economicamente più rilevante del servizio, quella che incide maggiormente sui costi di trattamento, trasporto e smaltimento finale.
Quando nei capitolati e nelle proroghe rientrano quantitativi importanti di EER 20.03.01, la questione non è solo amministrativa ma anche finanziaria: ogni tonnellata movimentata ha un costo preciso, che si riflette sul piano economico del contratto e, a cascata, sulla Tari pagata dai cittadini. È su questa componente che si gioca l’equilibrio dell’intero affidamento.
Secondo l’opposizione, la questione non riguarda soltanto un singolo atto ma tocca principi fondamentali del diritto amministrativo: trasparenza, concorrenza, rotazione degli operatori economici e programmazione efficace delle gare pubbliche. Se la pianificazione non è tempestiva e si procede con proroghe reiterate, si riduce la contendibilità del servizio e si espone l’ente a possibili rilievi.
Il settore dei rifiuti, per dimensioni economiche e impatto ambientale, è tra i più delicati negli appalti pubblici. Proprio per questo la vigilanza dell’ANAC rappresenta un passaggio istituzionale significativo: verificare che procedure, proroghe e gestione dei codici – incluso l’EER 20.03.01 – siano pienamente conformi alla normativa.
Ora la parola passa all’Autorità. Sul piano politico la vicenda alimenta il confronto tra maggioranza e opposizione. Sul piano tecnico resta la domanda centrale: la gestione del servizio, compresa la frazione indifferenziata, è stata pianificata con criteri di trasparenza, concorrenza e corretto dimensionamento economico?
Per i cittadini il punto è semplice: servizio efficiente, costi giustificati, regole rispettate. Anche quando dietro una sigla come 20.03.01 si muovono numeri e tonnellate che valgono molto più di quanto sembri.
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