Le aziende sono davvero così Green? Il Greenwashing di cui nessuno parla
Sostenibilità e economia circolare sono diventate due tematiche molto importanti per la società di oggi. In Italia sono sempre di più numerose le iniziative ambientali volte a rendere i cittadini più consapevoli. Eppure, in un contesto in cui anche le aziende si impegnano per avvicinarsi al “green”, esiste un lato di cui nessuno parla: il greenwashing, una pratica ingannevole utilizzata da aziende e organizzazioni per presentarsi come ecologiche o sostenibili, quando, in realtà non lo sono.
Cos’è il greenwashing?
Negli ultimi anni le imprese hanno mostrato una crescente attenzione verso le tematiche ambientali, tuttavia, molti brand promuovono il mondo sostenibile senza esserlo davvero.
Si tratta del fenomeno del greenwashing, molto diffuso in tutta Europa, che coinvolge anche grandi marchi, i quali utilizzano confezioni di plastica etichettate come riciclate, ma che in realtà non lo sono.
L’inchiesta sul greenwashing di The Guardian
The Guardian ha condotto un’inchiesta sul fenomeno del greenwashing dalla quale è emerso che l’Europa, sotto la pressione dell’industria petrolchimica, sarebbe prossima a legalizzare una pratica che certificherebbe la plastica come “sostenibile” anche quando non lo è. Al centro della questione c’è la pirolisi, un processo chimico che sembra fare trasformare i rifiuti plastici in “olio di pirolisi”, cioè materia prima riciclata.
La verità, però, è un’altra: solo il 5% del prodotto finale deriverebbe dai rifiuti plastici, il restante 95% sarebbe costituito dalla nafta, un derivato del petrolio che, tra l’altro, può danneggiare gli impianti industriali. In conclusione, l’utilizzo di combustibili fossili non diminuirebbe affatto, anzi, spesso potrebbe aumentare.
Un altro aspetto emerso riguarda il calcolo del tasso di riciclaggio: “contabilità di bilancio di massa”, un calcolo errato alla base.
Come riconoscere il fenomeno
Per contrastare il fenomeno è fondamentale riconoscere alcuni segnali che potrebbero ingannare il consumatore. È necessario analizzare le prove fornite: qualora mancassero dati specifici potrebbe indicare la presenza di greenwashing. Bisogna, inoltre, fare attenzione alla presenza di informazioni apparentemente certificati che, però, non sono riconosciute da enti autorizzati e valutare come vengono presentati i dati, se vaghi o ambigui. Infine, occorre verificare se vengono utilizzate etichette false o alterate e dichiarazioni ambientali non veritiere.
Oltre a distorcere la realtà, il greenwashing danneggia la reputazione delle aziende, rendendole meno competitive sul mercato. Chi lo pratica può essere denunciato all’Antitrust ed essere sanzionato con multe molto alte.
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