Plastica, -83% entro il 2040: necessarie azioni ambiziose
Riciclo e riuso per un futuro circolare: una trasformazione radicale è necessaria per ridurre lo spreco e contrastare la crisi della plastica. L’obiettivo è chiaro: -83% del consumo di plastica entro il 2040. Perché ciò avvenga, sono necessarie azioni ambiziose, complementari alle soluzioni già esistenti.
Nel 2020 uno studio internazionale firmato da Pew Charitable Trusts e Systemiq ha rivelato che i rifiuti plastici in mare sarebbero quasi triplicati entro il 2040. Sei anni dopo quella previsione, nulla è cambiato, anzi, secondo il nuovo rapporto Breaking the Plastic Wave 2025, negli ultimi cinque anni 570 milioni di tonnellate di plastica hanno contaminato terra, aria e acqua. Senza un piano radicale che trasformi l’intero sistema, la crisi della plastica continuerà ad aggravarsi a livello internazionale, con gravi conseguenze per il clima, la salute e i costi sociali.
Crisi della plastica, i dati emersi dallo studio internazionale firmato da Pew Charitable Trusts e Systemiq
Gli scenari possibili sono diversi e potrebbero compromettere il nostro pianeta. Qualora non si intervenisse entro il 2040, la quantità di plastica che inquina l’ambiente raddoppierebbe; le emissioni di gas serra legate alla plastica potrebbero danneggiare gli sforzi globali per arginare il riscaldamento del pianeta; la produzione e i rifiuti di plastica minaccerebbero la salute di milioni di persone in tutto il mondo.
Secondo quanto emerso nello studio, tra il 2025 e il 2040 la produzione globale di plastica aumenterà del 52%, mentre la capacità di trattamento crescerà del 26%. “Nonostante maggiori investimenti, la quota di plastica non raccolta salirà dal 19% al 34%”. Entro il 2040 i costi annuali per la raccolta e lo smaltimento della plastica aumenteranno del 30% fino a raggiungere i 140 miliardi di dollari, “richiedendo ulteriori fondi pubblici e comportando un rischio finanziario per le imprese”. Si legge nel rapporto.
Il richiamo ad azioni concrete in grado di trasformare il sistema è fondamentale anche da un punto di vista economico. Con un posticipo di cinque anni, potrebbero verificarsi 540 milioni di tonnellate in più di plastica disperse nell’ambiente e altri 5,3 miliardi di tonnellate di CO₂ in più nell’atmosfera.
Ciò comporterebbe un aumento dei costi annuali per i governi per la raccolta e lo smaltimento della plastica di circa il 23% all’anno, pari a 27 miliardi di dollari in più. Non solo, potrebbero essere effettuati eccessivi investimenti in soluzioni non coerenti con i principi dell’economia circolare.
Il lato oscuro della plastica
Alla luce di quanto riferito, è evidente che la plastica abbia un lato oscuro di cui pochi parlano. Questo materiale è nocivo per la salute, in quanto numerose sostanze chimiche impiegate per produrla possono aumentare il rischio di cancro, asma, riduzione della fertilità, problemi cognitivi.
Un altro aspetto da non sottovalutare è l’effetto negativo a livello globale per quanto riguarda il clima. Complessivamente, la plastica emette oggi quantità di gas climalteranti paragonabili a quelle dei grandi settori industriali. Entro il 2040 è previsto un aumento del 58%, raggiungendo i 4,2 miliardi di tonnellate di anidride carbonica equivalente.
Soluzioni possibili
Quali sono i comportamenti da adottare? In questo contesto tornano utili le tre R del mondo dei rifiuti: ridurre, riutilizzare e riciclare. È necessario diminuire la produzione di plastica vergine, intervenire su materiali e prodotti e rafforzare il sistema della gestione dei rifiuti, lavorando in modo trasparente, secondo i principi dell’economia circolare.
Interventi mirati su imballaggi e prodotti monouso possono contribuire a ridurre drasticamente l’impatto ambientale, sanitario ed economico della plastica. Il riuso è diventato una pratica in forte crescita e la trasformazione dei materiali può essere un’alternativa.
Riciclare, infine, diventa un dovere civico e allo stesso tempo un’opportunità. Grazie a questa azione possiamo evitare di sfruttare eccessivamente le risorse naturali, diminuire i costi e migliorare la qualità dell’ambiente.
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