Quanto sei sporca Roma: la raccolta differenziata inesistente
Il mondo è in continua evoluzione, dicevano, eppure da qualche parte siamo ancora fermi all’età della pietra. Roma ne è un esempio quando si tratta il tema della raccolta differenziata. La Capitale risulta tra le città più sporche d’Italia che, invece, tende ad avvicinarsi sempre di più ad un’economia circolare.
Scatoloni, cartacce, sacchi di plastica: chi più ne ha più ne metta. Nei giorni di festa o in una giornata qualunque, da viale Parioli all’Eur. Ogni zona diventa un accumulo di rifiuti lasciati per strada, tra il foliage e i marciapiedi romani. La Città Eterna appare sempre più indisciplinata e la raccolta differenziata continua ad essere sconosciuta a molti cittadini.
Roma e Lazio: la storia infinta dei rifiuti
Per molti anni Roma è rimasta paralizzata nella gestione dei rifiuti. Lo confermano i dati pubblicati nel Catasto rifiuti ISPRA 2025, che collocano il Lazio al penultimo posto in Italia. Secondo quanto emerso, oltre 150 località si trovano sotto del 65% di raccolta differenziata e la Capitale è una di queste. Un gap che continua a ripetersi anno dopo anno e che non sembra ancora trovare una via d’uscita.
La situazione nel Lazio
La situazione non da meno nel resto del Lazio, con un deficit impiantistico che rende la questione delicata. Nel Frusinate sono in corso alcuni progetti che, dopo dieci anni, non hanno ancora ricevuto l’autorizzazione per essere realizzati.
Così, oltre 2.916.082 tonnellate di rifiuti oltrepassano i confini, raggiungendo gli impianti in Danimarca, Grecia, Portogallo, Svezia, Austria, Olanda, Finlandia, Germania e Cipro.
Per non parlare della raccolta differenziata che ha raggiunto il 56,2%, delineando il Lazio come la seconda regione peggiore dopo la Sicilia (al 55,5%), su una media nazionale del 67,7%. Oltre a Viterbo, provincia laziale che ha raggiunto l’obiettivo con il 67,3% di differenziata, la situazione negli altri capoluoghi è drastica: Latina si ferma al 64,3%, Frosinone a 63,7%, Rieti al 59,1% e Roma al 54%.
Impianti assenti
Ciò che sta accadendo nel Lazio dovrebbe far riflettere: è davvero colpa dei cittadini che non seguono le regole o ci sono altre ragioni che continuiamo a nascondere?
Senza dubbio, sono necessari più impianti per il trattamento dell’organico, che risultano inferiori rispetto alla media nazionale e internazionale.
La richiesta degli enti del settore alla Regione di completare gli iter autorizzativi si fa sempre più urgente. In questo modo, il Lazio potrà iniziare una nuova fase e avvicinarsi a un’economia circolare, come già fatto da altre regioni italiane.
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